Juventus-Inter 3-0: Tris bianconero. Finale ipotecata per i ragazzi di Allegri

Strapotere Juventus. La squadra di Allegri è un rullo compressore e l’Inter è spazzata via nell’andata della semifinale di Tim Cup. Allo Juventus Stadium finisce 3 a 0 grazie alla doppietta di Morata ed al goal di Dybala. Serata perfetta per i bianconeri che in questo momento godono di una forma fisica e mentale strepitosa. Protestano i neroazzurri per l’arbitraggio di Tagliavento, reo di aver concesso un rigore dubbio alla Juventus (trasformato da Morata), anche se dopo 14’ lo stesso fischietto ternano aveva clamorosamente perso un fallo di mano di Medel. Nella ripresa, l’Inter sotto di due reti (doppio Morata), è rimasta in dieci per l’espulsione di Murillo, e nel finale Dybala ha chiuso il match e forse il discorso qualificazione. Una curiosità che fa sorridere i bianconeri: in tre occasioni (1938, 1983 e 2004), dove le due squadre si sono affrontate in semifinale, la Juventus ha sempre eliminato l’Inter.

Allegri si affida fra i pali a Neto, supportato in difesa da Bonucci, Chiellini e Caceres. Gli interni di centrocampo sono Marchisio, Pogba ed Asamoah (preferito a Khedira), con Cuadrado ed Evra sugli esterni. In attacco spazio a Morata e Mandzukic, con Dybala che parte dalla panchina. Mancini risponde con il 4-3-3. Davanti ad Handanovic, ci sono D’Ambrosio, Miranda, Murillo e Nagatomo. Trio di centrocampo formato da Medel, Felipe Melo e Kondogbia, mentre in attacco Jovetic è affiancato da Ljajic e Biabiany, con Icardi in panchina.

Parte fortissimo la Juventus, che dopo appena 2’ mette i brividi ad Handanovic con una conclusione di Asamoah da posizione defilata che termina a lato. Il match è equilibrato: entrambe le squadre vogliono la finale di Roma. Al 14’ clamoroso errore di Tagliavento che non concede un calcio di rigore alla Juventus. Su una punizione di Cuadrado, Medel in area devia con il braccio, largo nell’occasione, ma il fischietto di Terni, fra le proteste lascia correre. Il match si fa nervoso, al 21’ Cuadrado prova il destro dalla distanza con Handanovic che blocca. L’Inter che cerca soprattutto di colpire in contropiede, alla mezzora spreca una buona chance con Jovetic, che all’interno dell’area, di testa manda a lato. Sul capovolgimento di fronte la Juventus passa in vantaggio. Cuadrado entra in area, c’è il leggero contatto con Murillo e per Tagliavento questa volta è rigore. Dal dischetto va Morata (36’) che non sbaglia e torna al goal dopo quasi quattro mesi (ultimo centro il 4 ottobre contro il Bologna). Proteste da entrambi i lati: i bianconeri volevano il rosso per Murillo, i neroazzurri perché convinti del non contatto fra i due giocatori. I dubbi, restano. Prima del riposo, Marchisio lascia partire un destro dalla distanza che termina fuori di poco.

La ripresa si apre con l’Inter che tiene il pallone e cerca di costruire qualche azione, anche se Neto di fatto non è mai chiamato in causa. La squadra di Allegri controlla senza affanni, si affida alla velocità di Cuadrado che spesso mette in difficoltà la difesa neroazzurra. Al 63’, proprio dai piedi di Cuadrado nasce il raddoppio della Juventus. Azione insistita del colombiano, Felipe Melo serve involontariamente Morata che lascia partire un destro che si stampa sotto l’incrocio. La reazione dell’Inter è immediata con un colpo di testa di Murillo che viene bloccato in tuffo da Neto. Ma è un fuoco di paglia, perché al 71’ Murillo, già ammonito, stende Cuadrado e va anzitempo sotto la doccia, lasciando i suoi in inferiorità numerica. Lo Juventus Stadium è una bolgia, l’Inter chiede un calcio di rigore (76’) per un tocco di mano di Caceres ma Tagliavento lascia, giustamente, correre. Allegri inserisce Dybala per Mandzukic, Mancini risponde giocandosi le carte Icardi e Juan Jesus che prendono il posto di Biabiany e Ljajic, ma è ancora Morata al 78’ a divorarsi la tripletta personale. Pogba serve un pallone d’oro per lo spagnolo che tutto solo in area calcia sopra la traversa. L’Inter non esiste più, e al minuto 83’ Dybala chiude il match e forse la qualificazione con un piattone di sinistro che si infila sotto le gambe di Handanovic.